martedì 25 luglio 2017

NoTap: Multe di 10 mila euro ai manifestanti - MASSIMA SOLIDARIETA' - LA REPRESSIONE ALIMENTA LA RIBELLIONE!

Comunicato del Collettivo Terra Rossa
LA REPRESSIONE NON CI FERMERÀ!

La morsa della repressione si abbatte sul Movimento No Tap che come Terra Rossa contribuiamo giorno dopo giorno a far vivere.
Decine di verbali di contestazione sono stati consegnati o stanno per essere consegnati ad attivisti, cittadine e cittadini che hanno partecipato con noi ai blocchi stradali per impedire il passaggio dei mezzi che dovevano trasportare gli Ulivi espiantati da Tap.
Decine, forse centinaia di migliaia di euro di multe ci saranno notificate come tentativo vano di

giovedì 20 luglio 2017

Gli operai muoiono per il lavoro e i padroni vengono assolti!





Dal Corriere della Sera

 - Dopo nove anni dai fatti nessun colpevole per la tragedia della Truck Center, l’azienda di Molfetta (Bari) dove il 3 marzo 2008 morirono 5 operai per le esalazioni di acido solfidrico sviluppatesi in una cisterna per il trasporto dello zolfo liquido che stavano pulendo. La Corte di Appello di Bari ha assolto «per non aver commesso il fatto» e, per alcuni, ha dichiarato la prescrizione dei reati, i nove imputati accusati di omicidio colposo aggravato, ribaltando così le sentenza di condanna del primo grado. Assolte anche tre delle quattro società coinvolte nel processo, FS Logistica-B.U. Cargo Chemical Spa, La Cinque Biotrans Snc, Nuova Solmine Spa. Confermata soltanto la responsabilità della società Truck Center Sas per violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro (con riduzione della sanzione amministrativa a 300mila euro) il cui titolare, Vincenzo Altomare, fu una delle vittime. Revocati i risarcimenti danni alle parti civili, Regione Puglia, Comune di Molfetta e alcuni familiari degli operai morti.



Nel tragico incidente persero la vita il titolare, Altomare, gli operai Luigi Farinola, di 37 anni, Guglielmo Mangano, di 44, Michele Tasca, di 19, e l’autotrasportatore Biagio Sciancalepore, di 24 anni, i quali nel tentativo reciproco di salvarsi, furono uccisi dalle esalazioni di acido solfidrico provenienti dalla cisterna che avrebbero dovuto bonificare. L’indagine sulla Truck Center di Molfetta, coordinata dalla Procura di Trani, diede avvio a diversi procedimenti penali che coinvolgevano complessivamente più di 20 persone fisiche e cinque società. Il primo processo riguardava i dirigenti della Fs Logistica, proprietaria della cisterna, Alessandro Buonopane e Mario Castaldo, e Pasquale Campanile, dirigente della società `La 5 Biotrans´, incaricata del trasporto della cisterna alla Truck Center. In primo grado, il 26 ottobre 2009, i tre furono condannati alla pena di 4 anni di reclusione dal Tribunale Monocratico di Trani. Il secondo processo coinvolgeva, invece, dirigenti e dipendenti della Nuova Solmine di Grosseto, l’azienda in cui la cisterna venne svuotata dello zolfo liquido caricato all’Eni di Taranto e poi ripartita vuota verso la Puglia. In primo grado, l’11 luglio 2014, il Tribunale di Trani condannò alla pena di 2 anni e 9 mesi di reclusione l’ad Ottorino Lolini, il presidente Luigi Mansi, il direttore dello stabilimento Giuliano Balestri e i dipendenti Gabriele Pazzagli e Mauro Panichi. In secondo grado i due procedimenti sono stai riuniti dando vita ad un unico processo conclusosi oggi con tutte assoluzioni e dichiarazioni di prescrizione. Sulla vicenda Truck Center un terzo procedimento, conclusosi in via definitiva con assoluzioni, riguardava sette dirigenti Eni e la stessa società, coinvolta in quanto produttrice dello zolfo liquido trasportato nella cisterna.
Mamma di una vittima: «È una schifo»
«È uno schifo, sono morte cinque persone e nessuno ha colpa di questo»: commenta così le assoluzioni degli imputati per la tragedia della Truck Center di Molfetta (Bari) la mamma del 19enne Michele Tasca, uno dei cinque operai morti nella cisterna che stavano pulendo. «Questa non è giustizia - denuncia -, dovevano essere figli loro per capire». La donna in udienza, accompagnata dai fratelli, si è presentata con una maglietta che aveva impresso il volto sorridente del figlio morto.

domenica 16 luglio 2017

Ilva di Taranto, 7 a giudizio per la morte dell'operaio 35enne ucciso da una colata di ghisa

(Inchiostroverde)
TARANTO - La procura di Taranto ha chiesto il processo per la morte di Alessandro Morricella, l'operaio 35enne dell'Ilva di Taranto deceduto il 12 giugno del 2015, quattro giorni dopo essere stato travolto da fiamme e ghisa incandescente mentre misurava la temperatura di colata dell'altoforno 2 dello stabilimento di Taranto.
Alessandro Morricella morì il 12 giugno del 2015, quattro giorni dopo l'incidente nell'altoforno 2. Il governo intervenne con un decreto per far dissequestrare l'impianto

Il procuratore aggiunto Pietro Argentino e il sostituto procuratore Antonella De Luca hanno sollecitato il rinvio a giudizio per l'ex direttore generale Massimo Rosini, dell'ex direttore dello stabilimento Ruggero Cola, il direttore dell'area ghisa Vito Vitale, il capo area Salvatore Rizzo, il capo turno Saverio Campidoglio e il tecnico del campo di colata Domenico Catucci. Rispondono dell'ipotesi di cooperazione in omicidio colposo. Risulta indagata, per la responsabilità amministrativa, anche l'Ilva spa in amministrazione straordinaria.

Tra le violazioni contestate c'è anche quella di "non aver attuato cautele in materia di rischi industriali connessi all'uso di sostanze pericolose". Inizialmente il pm De Luca aveva iscritto nel registro degli indagati dieci persone. L'altoforno 2 fu sottoposto a sequestro, ma poi il governo intervenne con un decreto per sospendere gli effetti del provvedimento.

venerdì 14 luglio 2017

Lettera aperta dei lavoratori Slai cobas sc della Pasquinelli a lavoratori che hanno "scarsa memoria" e tradiscono la propria gloriosa storia di lotta...

E' necessario che i lavoratori si rendano conto della posizione del sindacato, in particolare del Ugl, che li rappresentano, attraverso la lettura del verbale ufficiale redatto dalla Regione.
Premesso che sul "primato", è fin troppo facile spiegare a Ugl che se non fosse stato per lo Slai Cobas e le sue/nostre lotte sarebbero davvero ancora tutti disoccupati gli attuali 23 lavoratori... altro che chiacchiere scritte sui fogli. Senza contare che la qualità e la considerazione non si valutano con il numero degli iscritti, milioni di mosche si trastullano e si cibano di letame ma questo non fa del letame una leccornìa.
La storia si cambia con la consapevolezza che le azioni, le lotte forzano gli eventi e trasformano - come è accaduto per noi - i disoccupati in lavoratori, e i lavoratori in persone coscienti dei propri diritti; non con la svendita di diritti acquisiti o procedure di raffreddamento varie. I particolari della nostra lotta sindacale tutti i lavoratori li conoscono bene, ma alcuni hanno scelto la linea del servilismo, di cedere diritti acquisiti, ferie e permessi, svolgere altri servizi per "giustificare" ore già da noi lavorate, in cambio di non si sa bene cosa. Questo ricatto, spacciato per accordo - messo già il giorno dopo sotto i piedi dallo stesso Comune, prefettura, ecc. (e stiamo ancora aspettando il saldo dei nostri stipendi di 3 mesi) - è saltato grazie al rifiuto dei lavoratori Slai Cobas e tanti altri lavoratori che, molto rumorosamente durante l'assemblea, non condividevano la linea dei sindacati a cui erano iscritti, cioè accettare un ricatto che l'ugl oggi rivendica come conquista.

Per quanto riguarda gli esuberi sembra quasi che il ridimensionamento del personale interessi più a ugl che all'Amiu stessa, visto che invece di rivendicare sempre e comunque la continuità lavorativa per tutti e 23 i lavoratori rivanga sempre il discorso esuberi e fantastica su "nuove soluzioni" che riguarderebbero i 9 sfortunati ancor prima che vengano colpiti dalla sventura.

Sul punto della partecipazione a tutti i tavoli della vertenza ex Ancora, stendiamo un velo pietoso perchè 9 anni di lotta vera rispetto a 6 mesi seduti in ufficio non sono paragonabili ne discutibili, su questo basterebbe un piccolo tuffo nella memoria da parte di alcuni lavoratori.

Lo Slai Cobas non può condividere alcuna posizione con sindacati filo padronali alla ugl che scrivono su un foglio: "per mantenere con sacrificio la continuità lavorativa", secondo cui noi lavoratori dovremmo accettare "in attesa del ripristino dell'impianto Pasquinelli... Cigo, formazione, sostegno al reddito, transito giuridico provvisorio", cioè non lavorare e rinunciare ai nostri diritti conquistati con la nostra professionalità e la nostra salute.
Questa linea filopadronale dell'ugl prevede persino di lavorare in presenza di amianto come è avvenuto qualche giorno fà, o di pulire loro il nastro dall'amianto. Forse alla ugl e ai suoi rappresentanti i danni alla salute che provoca l'amianto vanno spiegati, se la definizione asbestosi a loro non è molto chiara pensate alla cicatrizzazione del tessuto polmonare che porta alla morte...

Noi non tolleriamo nessun comportamento che metta a rischio la salute di chi come noi si batte da anni per il diritto al lavoro senza mai scendere a patti sulla salute, quindi sia ben chiaro che la nostra lotta rivendicherà sempre il diritto al lavoro che è imprescindibile da quello della salute.
L'infamia sta nel nascondere l'avvenuta contaminazione dell'ambiente di lavoro e cancellarne le tracce.

In merito alla questione della "clausola di salvaguardia" per le 23 unità assunte a tempo indeterminato dalla soc. Kratos, nel verbale della Regione, ugl, uil, fiadel e cobas confederazione la considerano "superata" quando non lo è affatto. Lo Slai Cobas invece chiede una verifica urgente con l'Amiu prima dell'affidamento del servizio alla nuova ditta, affinché venga indicata formalmente la sussistenza della clausola di salvaguardia per i 23 lavoratori. Per il futuro poi lo Slai cobas chiede l'internalizzazione delle 23 unità nell'Amiu, perchè si tratta di un attività lavorativa strutturale alle competenze Amiu.

La lotta è altra cosa dal "trasferimento giuridico", la lotta è forzare gli eventi per rivendicare diritti; ripetiamo a chi ha scarsa memoria: è solo la nostra lotta che ha già trasformato disoccupati che singolarmente valevano niente in lavoratori, senza accettare mai ricatti che umiliano e calpestano la dignità. Le procedure di raffreddamento servono a rafforzare la controparte e limitare i lavoratori nelle loro scelte degli strumenti di lotta, sminuirne le potenzialità. La lotta invece rafforza i lavoratori, costringe gli amministratori, le ditte, a trovare una soluzione, anche in deroga alle leggi.

La nostra linea di lotta è ben chiara, chi decide di difendere il lavoro la salute e la dignità è con noi, tutti gli altri sono contro.

I lavoratori Slai Cobas p.s.c.
Acclavio Tiziana 
Acclavio Mary
Loperfido Raffaella
Malecore Ivan
Nocito Giuseppe
Malecore Gaetano
Balestra Francesco
Nodelli Salvatore
Blasi Gaetano

mercoledì 12 luglio 2017

UGL ha risolto il problema dell'amianto alla Pasquinelli... lo fa pulire dai lavoratori...

L'Ugl, e più precisamente il coord. all'ambiente, lavoratore della Pasquinelli, insieme con all'Amiu ha pensato bene di smaltire a modo loro il cumulo enorme di immondizia che si trovava sul pavimento del capannone (la fonte da dove proviene l'amianto che viene ritrovato poi sul nastro), facendo ecoballe e poi da bravi servi hanno pure lavato il capannone da come potete vedere dalle foto.
Naturalmente tutto questo è illegale e sarà nostro dovere farlo presente allo Spesal.
A parte il fatto che l'amianto è ancora sul nastro (le foto lo documentano), si può chiaramente vedere come sia le porte che le finestre sono aperte.
Questo per dire che quando poi la Chemipul effettua i rilevamenti e dice che sono nella norma non è vero, perché il materiale (senza dubbio volatile) è esposto al vento. Da ieri perciò le eventuali fibre di amianto si spargono alla grande nell'area intorno e dentro il capannone.