martedì 5 novembre 2013

differenziata:la Puglia sta al terz'ultimo posto - Taranto sta a quasi zero...

La differenziata non va. 

Persi 1,2 miliardi di euro rischio sanzione dall’Ue

REGIONI MALE DA SUD A NORD,  VENETO E TRENTINO LE UNICHE A RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI. E L’EUROPA MINACCIA MULTE. LONTANO IL TRAGUARDO DA RAGGIUNGERE NEL 2020. COSÌ LA SOCIETÀ ALTHESYS INCITA AD ALLUNGARE IL PASSO

Milano In Italia la raccolta differenziata ancora non decolla, e non solo al Sud. Lo scorso anno, Veneto e Trentino sono state infatti le uniche due regioni ad aver raggiunto gli obiettivi stabiliti. Con costi non da poco: in totale, nel 2012 sono andati persi per il non corretto riciclo 1,2 miliardi di euro. A delineare il quadro è Althesys, società specializzata nella consulenza strategica. «Nel 2012 molte regioni, non soltanto il Meridione, sono state caratterizzate da livelli di raccolta differenziata ancora inferiori rispetto agli obiettivi — osserva Alessandro Marangoni, ceo di Althesys e capo del team di ricerca — Una cattiva gestione che costa fino a 43 euro a testa, per ogni cittadino, nelle regioni con i livelli più bassi di raccolta. Tra tutte, ad esempio, Puglia e Calabria». Dove le percentuali di raccolta si fermano rispettivamente al 18,3% e al 13,8%. Ma male fanno anche la Sicilia con il 13,3% di raccolta (e circa 183 milioni di mancati benefici), la Lombardia, dove raccolta è al 51,5%, ma con perdite per il non corretto riciclo che si aggirano attorno ai 101 milioni di euro e la Toscana (40% per circa 101 milioni di mancati benefici). Nel Lazio il risultato peggiore: con 187 milioni persi nel 2012 la regione guadagna la maglia nera, con un basso livello di raccolta differenziata (22,1%) rispetto ai volumi di rifiuti prodotti (3,2 milioni di tonnellate). La società sottolinea, inoltre, come il costo del non corretto riciclo potrebbe sommarsi alle sanzioni che la Commissione europea
ha proposto di infliggere all’Italia nel mese di giugno per le emergenze rifiuti, con il deferimento alla Corte Ue di giustizia (28.090 euro da pagare ogni giorno fino alla sentenza definitiva del 2014, con il rischio di una ulteriore maxi multa da 256.819 euro per ogni giorno di ritardo che il nostro paese accumulerà nel mettersi in regola). L’Italia dovrà dunque accelerare su questo fronte, anche per riuscire a centrare l’obiettivo indicato dalla Commissione Europea secondo cui entro il 2020 dovrà essere recuperato il 50% dei rifiuti domestici. Secondo un rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), infatti, nella Penisola attualmente viene riciclato solo il 35% dei rifiuti domestici, una percentuale ancora lontana dagli altri paesi avanzati del Vecchio Continente, tra cui Austria (63%), Germania (62%), Belgio (58%), Paesi Bassi (51%) e Svizzera (51%). «Occorre procedere a passo spedito per poter centrare l’obiettivo europeo del 2020 — sottolinea Marangoni — L’Italia con il decreto 152 del 2006 aveva stabilito di raggiungere il 65% di raccolta differenziata entro il 31 dicembre 2012. Ad oggi, però, solo il Trentino e il Veneto lo hanno raggiunto, mentre il Governo pensa di posticipare ulteriormente la scadenza ». Il che potrebbe ritardare ancora la corsa della Penisola per allinearsi agli altri paesi europei. Ma cosa frena ancora lo sviluppo della differenziata in Italia? «Le persone hanno difficoltà nel comprendere come dividere correttamente i rifiuti. I problemi maggiori sono in particolare legati alla plastica perché ne esistono di diversi tipi», spiega Marangoni. Non a caso il Gruppo di Prevenzione Conai (Consorzio nazionale imballaggi) ha pubblicato di recente il vademecum “Etichetta per il Cittadino” per aiutare i consumatori a riconoscere correttamente i diversi imballaggi. «Non è una questione di Nord-Sud, ma di efficienza nell’organizzazione della raccolta. Se ad esempio i cassonetti sono scarsi all’interno della città non si incentivano le persone», commenta il ceo di Althesys. Un aiuto potrebbe arrivare dal ritiro porta a porta «che è più costoso, ma produce una qualità e un livello di raccolta pro capite superiore. Non bisogna infatti dimenticare che il riciclo dipende non solo dalla quantità, ma anche dalla qualità della divisione dei rifiuti». Nel paese resta infine ancora troppo alto il ricorso alle discariche. «Negli ultimi anni è stato fatto qualche passo in avanti su questo fronte, portando la percentuale di rifiuti che finisce in discarica a circa il 40-50%, ma siamo ancora lontani dai paesi europei avanzati», conclude Marangoni. “Le persone hanno difficoltà nel comprendere come dividere correttamente i rifiuti” dice Althesys

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