giovedì 24 maggio 2018

Morti operaie all'Ilva: assassinii premeditati... La testimonianza e le prove del padre di Francesco Zaccaria, morto nel 2012 nello stesso posto in cui ha perso la vita Angelo Fuggiano


Centinaia e centinaia di persone, operai Ilva, abitanti dei Tamburi, tantissimi giovani ai funerali di ieri
per Angelo Fuggiano
Ieri durante il funerale di Angelo Zaccaria un ex operaio dell'Ilva ci raccontava che anni fa avvenne un incidente uguale a quello che ha portato alla morte di Angelo, e che per puro miracolo allora non portò due operai a perdere la vita; anche allora un cavo improvvisamente scattò e per fortuna passo a pochi centimetri dalle facce dei due operai che stavano operando, altrimenti...
Si tratta di omicidi annunciati, come quello che avvenne il 28 novembre 2012 a Francesco Zaccaria nello stesso posto.
Riportiamo su questo stralci da un intervento fatto dal padre di Francesco in un'assemblea dello Slai cobas sul processo Ilva fatta ad inizio anno e alcune pagine della perizia che Zaccaria fece e che dimostrano le precise responsabilità dell'Ilva nella morte di Francesco.
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"...Dopo 5 anni dalla morte di Francesco si comincia a parlare di “assassinio”. Perchè è stato un vero e proprio assassinio.
I lavori sulla gru dove operava mio figlio non sono stati eseguiti come il progetto della gru indicava, e sono stati eseguiti tagliando sui tempi. Perchè l'Ilva deve risparmiare tempo, ogni ritardo nello scarico di nave sono soldi che perde. Quindi quando si eseguono i lavori di manutenzione di impianti dove vanno a risparmiare? Sui tempi. Per quella manutenzione che si doveva fare sulla gru di
Francesco, secondo il progetto, ci sarebbero voluti due giorni lavorativi, è stato fatto invece un lavoro provvisorio che in mezz'ora hanno risolto, e non ha funzionato. Per questo è morto Francesco.
Ma chi ha eseguito quei lavori all'inizio, chi ha dato l'appalto per quei lavori, perchè la magistratura non li ha messi come indagati? 
Francesco non aveva nessuna possibilità di salvezza, ma nessuna! Perchè si trovava in una cabina sospesa a 60m di altezza e la trave per bloccare la cabina non era stata fatta come diceva il progetto.
Francesco chiuso nella gru poteva solo aspettare che la cabina in movimento venisse fermata da quella trave. Ma così non è stato ed è precipitato.
L'Arpa aveva fatto il controllo, sapeva che mancavano dei documenti, ma la gru ha continuato a lavorare. 
Durante il processo un teste, l'ingegnere Orlando, ha detto quanto sarebbe venuta a costare la revisione della gru sulla quale stava Francesco, affinchè quello che è accaduto a Francesco non fosse avvenuto, 406mila euro; se l'Ilva doveva fare l'intervento sulle 4 gru che stanno doveva spendere 1 milione e 600mila euro. Ma l'Ilva ha risparmiato...
Esistono delle tabelle che stanno ad indicare quanto vale la vita di una persona. Un'azienda a conti fatti che cosa preferisce fare? Un operaio non viene buttato giù fa una gru ogni anno, ma ogni 10/20 anni. Che cosa conviene quindi ad un'azienda? Investire sulle macchine o “risarcire” un operaio morto?
Quando ho consegnato una lettera al presidente della Repubblica, la sua unica risposta è stata “ci dispiace tantissimo”. Nè lo Stato né la magistratura garantiscono la tutela della vita dei lavoratori.
Se in un caso così evidente la magistratura non riesce ad individuare chi sono i responsabili, ma si accontenta di rinviare a giudizio persone delegate, allora si capisce che non si avrà giustizia per Francesco, per Alessandro Morricella, per tanti altri operai.
Questo lo dico perchè ognuno rifletta. Perchè occorre la vostra pressione. Se ci vogliamo tutelare, se vogliamo i nostri diritti, allora dobbiamo essere noi che ci dobbiamo muovere, dobbiamo partecipare e lottare".

DALLA PERIZIA SULL'INFORTUNIO DI FRANCESCO ZACCARIA 














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